Quando diversi anni fa ho iniziato a lavorare, era prassi consolidata somministrare bicarbonato ai pazienti durante la rianimazione cardiopolmonare. Col tempo si è visto che i pazienti non solo non ne avevano un beneficio, ma ne potevano essere danneggiati, per cui la somministrazione di bicarbonato è stata limitata ad alcune peculiari situazioni cliniche o a coloro in cui le manovre rianimatorie si protraevano a lungo. Siamo sicuri però che anche in questi casi questo trattamento abbia una sua reale utilità?
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Visualizzazione post con etichetta Arresto cardiaco. Mostra tutti i post
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mercoledì 27 marzo 2013
lunedì 11 marzo 2013
Comprima il torace...
L'altro giorno al termine di una rianimazione cardiopolmonare vi è stata una discussione su quale dispositivo per le vie aeree fosse meglio utilizzare in questi casi. I più, senza esitazione, si sono schierati a favore del tubo endotracheale ma un tirocinante a un certo punto ha detto:" in ospedale non lo so, ma fuori la sopravvivenza aumenta se vengono effettuate le sole compressioni..."
mercoledì 21 novembre 2012
Eco e prognosi nell' arresto cardiaco
Questo lo scenario: il paziente arriva in triage è sudato pallido sofferente, lamenta un intenso dolore toracico. Viene barellato e trasportato in area rossa, esegue l'ECG e vengono presi due accessi venosi. Il tracciato dimostra uno STEMI anteriore,e di li a poco vai n FV. Vengono immediatamente iniziate le manovre rianimatorie secondo protocollo ACLS. Il paziente non sembra però rispondere. Ormai è passata più di mezzora è il paziente è in asistolia. Il team leader sentenzia "prendi l'eco cosi vediamo se dobbiamo interrompere la rianimazione..." E' corretto questo modo di procedere?
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martedì 3 aprile 2012
Vi ricordate della GIK?
"Dottore metto su la GIK?" Questa domanda mi veniva rivolta spesso parecchi anni fa nei pazienti con infarto miocardico acuto, quando ancora non era chiaro se fosse meglio trattarli con la trombolisi o l'angioplastica primaria, ma si credeva che questa combinazione costituita da glucosio, potassio e insulina, preservasse il cuore da aritmie e potesse ridurre l'estensione del danno miocardico. Studi successivi hanno confutato la sua utilità nell'uso ospedaliero, ma esiste ancora un suo ruolo se usata precocemente nella fase dell'emergenza preospedaliera?
mercoledì 14 marzo 2012
Betabloccanti nell'arresto cardiaco?
Questo è un periodo di incertezze e confusione, almeno questa è la mia impressione. Anche cose che davamo per scontate come l'uso dell'ossigeno nell'infarto e dell'adrenalina nell'arresto cardiaco vengono messi in discussione. All'opposto nuove soluzioni vengono pensate e proposte: è il caso dell'uso dei beta bloccanti in pazienti vittime di arresto cardiaco con cosiddetti ritmi defribillabili: tachicardia e fibrillazione ventricolare.
lunedì 13 febbraio 2012
Emergenza "peri-ospedaliera"
Suona il telefono in area rossa, Federico, uno degli infermieri in turno, risponde. Dopo poco riattacca e mi dice: " Uno è stato male alla fermata dell'autobus qui di fronte, per favore prendi i farmaci in frigo mentre io prendo lo zaino ed il DAE"
venerdì 13 gennaio 2012
Potassio e infarto miocardico: un nuovo studio
Chi ha già qualche anno sulle spalle si ricorderà della GIK, la fleboclisi contenente glucosio, insulina e potassio, che veniva somministrata ai pazienti con infarto miocardico acuto. I dati pro e contro questo trattamento si sono alternati nel tempo così come quelli su quale dovesse essere il livello ideale di potassiemia da mantenere in questi pazienti. E' stato recentemente pubblicato uno studio su JAMA con lo scopo di rispondere a quest'ultima domanda.
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giovedì 24 novembre 2011
Via intraossea o endovenosa nell'arresto cardiaco extraospedaliero?
L'uso dell'acceso intraosseo, un tempo limitato all'età pediatrica, si sta diffondendo sempre di più, almeno negli Stati Uniti, anche nell'adulto.
Attraverso di esso non solo è possibile infondere liquidi ma anche eseguire esami del sangue come recentemente pubblicato su: The Trauma Professional's Blog, rendendolo un dispositivo potenzialmente molto utile nel campo dell'emergenza proprio per la praticità e rapidità di inserimento.
Attraverso di esso non solo è possibile infondere liquidi ma anche eseguire esami del sangue come recentemente pubblicato su: The Trauma Professional's Blog, rendendolo un dispositivo potenzialmente molto utile nel campo dell'emergenza proprio per la praticità e rapidità di inserimento.
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giovedì 13 ottobre 2011
Ancora sui presidi sovraglottici
Chi mi conosce sa quanto preferisca l'uso dei presidi sovraglottici al tubo endotracheale. I motivi sono semplici: il primo è facile da usare, non richiede infatti una particolare destrezza ed è rapido.Non è infatti necessario interrompere la rianimazione se non per pochissimo. Il secondo,. inutile nasconderlo, per noi medici di pronto soccorso è sicuramente uno strumento più ostico da padroneggiare avendo peraltro poche occasioni di utilizzarlo nella nostra attività quotidiana..
Di questo abbiamo già parlato nel post de L'intubatore occasionale
Di questo abbiamo già parlato nel post de L'intubatore occasionale







