In un recente post su The Trauma Professional's Blog Michael Mc Gonigal ,Director of Trauma Services at Regions Hospital in St Paul , MN , USA, ha fornito una serie di piccoli suggerimenti per affrontare questa subdola patologia.
Facendo una piccola ricerca su Pubmed, ho poi trovato questa review : Traumatic diaphragmatic Injury pubblicata nel 2010 sul Journal of the Royal Army Medical Corps.Vediamo cosa ho imparato.
Cominciamo col dire che è una patologia rara e che, nel paziente gravemente traumatizzato, può essere misconosciuta in quanto gli operatori possono venire "distratti" dalla presenza di altre importanti lesioni macroscopicamente più evidenti.
I quadri di presentazione clinica sono molteplici e possono variare dallo shock alla presenza di occlusione intestinale ed insufficienza respiratoria che possono manifestarsi anche diversi anni dopo il trauma.
Le lesioni penetranti sono l'eziologia più frequente. Ogni lesione penetrante al di sotto della linea mammillare deve far pensare ad una possibile lesione diaframmatica. Nel trauma chiuso è richiesta una importante energia cinetica come si vede negli incidenti stradali con trauma addominale da decelerazione e/o in caso di eiezione.
L'emidiaframma sinistro è interessato nella maggioranza dei casi. Il fegato ha una azione protettiva sulla parte destra e bisogna essere molto scettici se viene posto il sospetto di una lesione dell'emidiaframma destro da parte del radiologo.
Nel trauma chiuso i sintomi sono in genere molto importanti. Se la lesione è a sinistra sono evidenti i segni di distress respiratorio, mentre, in presenza di una parziale erniazione del fegato la sintomatologai dolorosa addominale è veramente considerevole.
La diagnosi, l'abbiamo già detto , è tutt'altro che agevole.
Per lungo tempo è stata utilizzata la radiografia del torace, ma il suo potere diagnostico non è molto elevato.
Vengono considerati segni "forti" di lesione diaframmatica se nel RX Torace all'interno della cavità toracica si evidenzia:
- presenza del SNG
- dislocazione del fegato
- segno del "collare" dei visceri addominali erniati
- presenza di anse intestinali
Segni meno rilevanti sono rappresentati da:
- irregolarità del profilo diaframmatico
- atelettasia dei lobi inferiori
- shift del mediastino
A questo riguardo sono fondamentali le ricostruzioni coronali e sagittali.
E l'ecografia?
La capacità di identificare alterazioni del movimento del diaframma con la sonda ecografica è ottimo, ma la possibilità di tradurre questo in possibilità di diagnosticare le lesioni del diaframma è al momento suffragata da pochi studi che hanno dato risultati tutt'altro che convincenti con una sensibilità che varia dallo 0% al 26%
-Bedside emergency ultrasonographic diagnosis of diaphragmatic rupture in blunt abdominal trauma
-The diagnostic dilemma of traumatic rupture of the diaphragm
La RMN sarebbe uno strumento affidabile ma non è né disponibile nella maggior parte dei centri in regime di urgenza né praticabile nei pazienti gravemente traumatizzati.
Cosa fare una volta che si è deciso di portare il paziente in sala operatoria? Questi i consigli del Dr Mc Gonigal per i colleghi chirurghi
- Nel paziente stabile eseguire prima la laparoscopia ma essere pronti a posizionare un tubo toracico
- Ricercare accuratamente fori o lesioni accarezzando delicatamente il diaframma con il palmo delle mano e le dita rivolte verso l'alto.
Queste invece le indicazioni degli autori di Traumatic diaphragmatic Injury
- Nel paziente stabile non vi sono dati che consiglino la preferenza all'una o l'altra cavità, anche se alcuni optano per il torace nelle lesioni dx e l'addome per le sinistre. La presenza di concomitanti lesioni addominali condiziona ovviamente l'approccio chirurgico.
- La chirurgia mini-invasiva sia addominale che toracica rappresenta un utile strumento diagnostico e terapeutico nel paziente stabile emodinamicamente.
Come sempre credo che argomenti di discussione non manchino....

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