Vi chiederete se ho deciso di iniziare a scrivere di anatomia comparata piuttosto che di medicina d'urgenza. La risposta è ovviamente negativa e tra poco scoprirete, se già non lo sapete,come le cose descritte poc'anzi possano essere collegate al nostro lavoro.
Il caso di cui voglio parlarvi oggi mi è stato suggerito dai colleghi della Medicina d'Urgenza dell'ospedale Edoardo Agnelli di Pinerolo.
Un paziente di 94 anni con storia clinica di cardiopatia ipertensiva e precedenti episodi di scompenso e arteriopatia poli-distrettuale giunge in pronto soccorso a causa di dispnea ingravescente e comparsa di edemi declivi con un quadro di insufficienza respiratoria di I tipo.
In DEA esegue ecografia al letto che evidenzia : versamento pleurico bilaterale sx>dx ,vena cava 14 mm con scarso collabimento durante l'inspirazione
La radiografia del torace aggiunge poco al dato ecografico: è presente un versamento pleurico bilaterale, più evidente a sinistra, l'ombra cardiaca non è valutabile.
Il liquido pleurico ha aspetto sieroso e, analizzato, ha le caratteristiche del trasudato.
Il paziente esegue la radiografia del torace post toracentesi
E' successo qualcosa?
Il paziente è sempre stabile, anzi soggettivamente persino migliorato, ma perché deve avere uno pneumotorace bilaterale? Viene chiesta la TAC che conferma quanto sospettato con l'RX.
Si è fatta sera, il paziente trascorre una notte riposata, al mattino successivo viene eseguito un ecocardiogramma che risulta compatibile con una cardiopatia ipertensiva con scompenso diastolico e ripete la radiografia del torace.
E' cambiato qualcosa?
Si decide di consultare il chirurgo toracico che decide di posizionare un drenaggio toracico.
Alla radiografia di controllo, il polmone sinistro è a parete mentre non è più visibile lo pneumotorace dx sebbene sia più evidente da quel lato il versamento.
Ma insomma cosa è successo?
Quando, per motivi diversi esiste una comunicazione tra gli spazi pleurici dei due emitoraci si viene a verificare la stessa situazione anatomica del bisonte, onde per cui una complicanza come lo pneumotorace di un polmone si può estendere anche al controlaterale.e, se lo pneumotorace è iperteso, il paziente rischia di morire. Questa condizione clinica viene chiamata Buffalo Chest proprio per l'analogia con l'anatomia del bisonte. Nell'uomo può essere dovuta a cause congenite, iatrogene o traumatiche.
Le forme iatrogene sono in genere post chirurgiche e si possono osservare in procedure chirurgiche che utilizzino la sternotomia mediana, nella chirurgia laparoscopica ed in quella dei trapianti cuore-polmoni.
Per chi volesse approfondire:
Buffalo chest NEJM 2003
Case of the month; Buffalo Chest: a case of bilateral pneumotoraces due to pleuropleural communication Emerg Med J 2006
Bilateral pneumothorax resulting from a diagnostic thoracentesis Eur Respir J 2007
Ringrazio vivamente i colleghi Marina Civita e Gian Cibinel della Medicina d'Urgenza dell'Ospedale E. Agnelli di Pinerolo per avermi dato la possibilità di condividere sul blog questa loro esperienza clinica.






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