L'epatite alcolica acuta è una malattia molto grave che continua ad avere, nonostante un trattamento ottimale, una mortalità a 6 mesi del 35%. L'effetto tossico dell'alcol sarebbe secondario allo sviluppo di citochine dell'infiammazione, di ossidanti e al depauperamento del glutatione mitocondriale, uno dei principali antiossidanti naturali presenti nell'organismo. La terapia standard è rappresentata dal trattamento steroideo che svolgerebbe la sua azione proprio grazie al suo effetto antinfiammatorio. Sull'ultimo numero del New England Journal of Medicine è stato pubblicato uno studio che ha valutato se l'associazione con un antiossidante come la N-Acetilcisteina (NAC) era in grado di migliorare la prognosi.
Tutti i pazienti, che dichiaravano un' assunzione giornaliera di alcol superiore ai 50 grammi die nei tre mesi precedenti l'arruolamento, vennero sottoposti a biopsia epatica e a valutazione prognostica attraverso gli scores di Child-Pugh e Maddrey. Vennero loro inoltre somministrati i questionari AUDIT e CAGE al fine valutare l'alcol dipendenza.
Criteri di esclusione, oltre a patologie epatiche quali infezioni, sindrome epatorenale, deficit di alfa1 antitripsina,, anche malattie avanzate interessanti altri organi e apparati.
L'outcome primario era rappresentato dalla mortalità a 6 mesi.
Quali sono stati i risultati?
Nonostante una riduzione della mortalità statisticamente significativa ad 1 mese nei pazienti in cui veniva associata la NAC al trattamento steroideo, la riduzione della mortalità a 6 mesi non raggiungeva la significatività. Una spiegazione di questo comportamento potrebbe essere legata al fatto che la NAC sarebbe in grado di ridurre l'incidenza di sindrome epatorenale.
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