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giovedì 10 novembre 2011

Accesso venoso fuori dall'ospedale: non sempre è necessario.

Quando arriva un paziente in pronto soccorso con un mezzo di soccorso avanzato del 118, nella stragrande  maggioranza dei casi, ha un accesso venoso posizionato sul luogo di intervento. In genere questo ci facilita le cose, anzi ci irritiamo un po' quando questo non accade. Ma è sempre corretta questa condotta? A questa domanda cerca di rispondere un editoriale in press degli Annals of Emergency Medicine: Rethinking Out-of-Hospital Intravenous Access.di Samuel J. Stratton..Vediamo cosa dice.


Il posizionamento di un accesso venoso in sede extraospedaliera nel paziente non traumatizzato, a volte è più dettato da protocolli standardizzati che non da reali esigenze terapeutiche, almeno questo è quanto sottolineato da uno studio pubblicato sul Journal of Emergency Medicine nel 2009, che ha evidenziato  che solo nel 17-39% dei pazienti questo era servito per la somministrazione di farmaci.L'idea poi che sia meglio posizionare un accesso venoso prima che il paziente diventi instabile non sembra suffragato dai dati di letteratura, almeno nel paziente traumatizzato, come si evince da questo lavoro pubblicato su Prehospital Emergency Care nel 2008.

La procedura poi non è scevra da complicazioni che vanno dall'ematoma sino alla sepsi severa.Bisogna inoltre considerare che, per alcuni farmaci, esistono vie alternative come quella intramuscolare per l'adrenalina nello shock anafilattico e quella intranasale per midazalom, fentanyl e naloxone come già ricordato nel post sulla somministrazione intranasale dei farmaci.

Contro questa impostazione va un articolo, anch'esso recentemente pubblicato sugli Annals ad agosto 2011, che aveva invece trovato una riduzione della mortalità intraospedaliera nei pazienti non traumatizzati e non vittime di arresto cardiaco. Stratton contesta questi risultati in quanto secondo lui alterati da alcuni vizi metodologici.

Quali sono state le conclusioni allora? Al momento attuale, secondo l'autore, non vi sono evidenze scientifiche tali da indurci a posizionare un accesso venoso in tutti i pazienti non traumatizzati  che soccorriamo in sede extraospedaliera e come sempre sono necessari ulteriori studi.

Questo cambierà la nostra pratica clinica ? Non credo. Una riflessione sul tema però penso sia necessaria: ripensando all' ACLS dove, nonostante siamo tutti consapevoli che la vena sia l'ultima cosa, finché non l'abbiamo non ci sentiamo tranquilli...

3 commenti:

Piergiorgio "The tropicalist" Bertucci ha detto...

Non conosco il lavoro, ma credo sia una sciocchezza, sino a prova contraria...nel senso che il paziente in shock (traumatico, settico, emorragico) spesso ha bisogno di infondere grandi quantità di liquidi. Non si parla solo di adrenalina (la cui migliore via di somministrazione, a parte l'arresto cardiaco, nella quale è ancora quella endovenosa - e quindi l'ideale darebbe avere una vena a disposizione) è la intramuscolare...La vena va "presa" nell'eventualità che il paziente vada incontro a veloce ed improvviso deterioramento...Può succedere solo una volta su cento, nei pazienti portati in Pronto Soccorso, ma noi non siamo lì per 99 che "vanno bene", dobbiamo essere prontissimi per quell'"1" che potrebbe non andare bene. Inoltre, spesso è utile eseguire un prelievo ematico anche nel traumatizzato (benché possa essere spesso sufficiente un'EGA)...e dal momento che abbiamo una vena lì, si possono prendere due piccioni con una fava. Morale: la logica, la scienza, mi dicono che una vena va sempre presa, almeno finché non avremo iniettori di farmaci tipo "Star Trek".

Unknown ha detto...

PG, penso che la maggior parte di medici e infermieri sia d'accordo con te. Non sempre però la nostra pratica clinica è suffragata da evidenze scientifiche , per questo basti pensare che gli stessi farmaci usati nell'ACLS sono stati recentemente messi in discussione in quanto privi di sicure evidenze. Il pregio di questo editoriale, secondo me, è di farci chiedere se quello che facciamo tutti i giorni sia giusto o sbagliato e non credo che questo sia poco

Piergiorgio "The tropicalist" Bertucci ha detto...

Mi sembra molto giusto.
Io ho letto, pensato e riflettuto.
La logica mi dice che è meglio avere accessi venosi (e, nei pazienti "severi", anche più d'uno!)
Mi dispiace essere troppo veemente, a volte, ciò non toglie che l'accesso venoso preospedaliero non serva solo a dare tranquillità... :-)))

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