"Ho aspettato 15 minuti prima che mi prendessero i dati , poi un'infermiera mi ha fatto un sacco di domande inutili e mi ha appioppato un codice verde e così, dopo tre ore, sono finalmente giunta al cospetto del medico. Una volta quando non c'era questo benedetto triage le cose andavano meglio!"
Questo è un punto di vista, magari condiviso da pochi, ma mi è capitato di sentire frasi simili in più di un'occasione; cosa dice la letteratura in proposito?
E' stato recentemente pubblicato su BMJ un editoriale dal titolo Triage and patient safety in emergency departments che cerca di mettere in luce quali siano gli aspetti negativi del sovraffollamento del pronto soccorso e quali le possibili soluzioni.

Il triage nasce negli anni 80 per cercare di evitare che pazienti critici potessero morire aspettando di essere visitati. Da allora molte cose sono cambiate, soprattutto l'utilizzo dei nostri pronto soccorso, che si è trasformato in un posto aperto 24 ore su 24 sette giorni alla settimana con la "mission", nell'immaginario collettivo, di soddisfare qualsivoglia bisogno di salute. Almeno in parte questo è dovuto ad un importante aumento di utilizzo da parte di teenagers e giovani adulti come evidenziato in questo lavoro: Dependence on emergency care among youg adults in the United States -
Tentativi di "educare" la popolazione ad un utilizzo congruo dei dipartimenti di emergenza sono sempre stati infruttuosi.
In questa situazione il triage tradizionale sembrerebbe aumentare i tempi di attesa piuttosto che sveltire i flussi dei pazienti, come recentemente pubblicato sugli Annals od Emergency Medicine mettendo a rischio la sicurezza dei pazienti.
Diverse le soluzioni prospettate: creare un percorso specifico per pazienti con problematiche non urgenti, la cosiddetta fast track che preveda l'utilizzo anche di risorse poste fisicamente fuori dal dipartimento di emergenza ( i.e. il medico dei codici bianchi) sono state sperimentate in molti paesi. Sebbene questa opzione possa essere allettante, non sembrerebbe offrire né sicurezza né soddisfazione ai pazienti coinvolti come emerge da uno studio pubblicato lo scorso marzo su American Journal of Emergency Medicine.
Un'alternativa possibile è proprio quella di far lavorare i medici responsabili delle cure primarie, leggi medici di famiglia, in pronto soccorso facendosi carico di questa tipologia di pazienti.. Dati a favore o contro questa soluzione sono attualmente mancanti.
In Svezia si sta diffondendo il sistema METTS (Medical Emergency Triage and Treatment System) che parte dal concetto , secondo me rivoluzionario, che non tutti i pazienti che afferiscono al DEA debbano essere gestiti in prima persona dal personale che vi lavora.
Questa in estrema sintesi l'organizzazione:
- Un triage team costituito da medici e infermieri organizza e destina i flussi dei pazienti, inviando i pazienti con necessità di osservazione o ricovero direttamente nelle aree apposite
- In pronto soccorso quindi rimarrebbero solo i pazienti critici e quelli destinati alla fast track
Quali i vantaggi?
Ridurre il sovraffollamento riduce anche il rischio per i pazienti e questo è l'obiettivo primario.
In situazioni cliniche evidenti non vi è ragioni che i pazienti non possano afferire direttamente ai reparti di cura o di osservazione saltando il filtro ed il calvario di giorni in barella in pronto soccorso
Questo modo di pensare e questi protocolli sono applicabili anche da noi?
Personalmente ho molti dubbi, soprattutto in una situazione di carenza di risorse come l'attuale.
Un tentativo di affrontare il problema è stato fatto comunque anche da noi con l'introduzione, da parte della Regione Toscana ,del cosiddetto protocollo "See and Treat" che prevede la possibilità da parte dell'infermiere in triage di gestire in prima persona una serie di problematiche considerate minori nel dipartimento di emergenza.. Per chi volesse approfondire rimando a questo post molto ben articolato ed esplicativo di areacritica.net .
Sarà questo il futuro? Non lo so. Sicuramente è una strada che vale la pena di percorrere. La situazione diventa ogni giorno più difficile, ogni tentativo di trovare soluzioni merita grande rispetto.
La signora in oggetto si era chiusa il mignolo nella porta della macchina ,è uscita dal DEA dopo altre due ore con un dito steccato e la prescrizione di ghiaccio ed antidolorifici...
Infermieri, medici e personale dell'assistenza a voi la parola!



1 commenti:
Il Triage...trovo che sia essenziale avere un percorso per i pazienti potenzialmente instabili ("Rossi" e Gialli") e un percorso per i "Codici Verdi"...tra cui anche i pazienti con algie varie (esiste in molti Triage il: Verde 30' e il Verde 60').
I Codici Bianchi dovrebbero avere un altro percorso...intendiamoci: i traumi NON sono "Codici Bianchi", ma "Verdi"...il "Bianco" indica quel paziente che se vedessimo in casa non ci sogneremmo MAI di inviare in Pronto Soccorso.
Il problema è che i MMG vogliono sempre più soldi per fare il loro lavoro (avere il diritto di poter tenere l'Ambulatorio aperto solo 15 ore alla settimana con 1.500 pazienti= 12.000 euro lordi, mi sembra allucinante. I soldi ci sono, dovrebbero essere ripartiti meglio. E mi dicono che in alcuni Paesi i Codici Bianchi vengono "caricati" economicamente sul proprio MMG.
Inoltre l'addestramento del personale al Triage è francamente carente in molte realtà: nel nostro hanno insegnato persone che non conoscono la realtà allucinante del Pronto Soccorso "diviso" (medico e chirurgico)...un vero abominio...
Il Triage è necessario, ma è indispensabile cambiare il sistema e, ripeto, i soldi ci sono: paghiamo i MMG come gli ospedalieri e le risorse salteranno fuori...ma il discorso è troppo lungo per concluderlo con queste due parole...
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