EMpills-pillole di medicina d'urgenza

curiosità-novità-aggiornamenti in medicina d'urgenza

martedì 8 novembre 2011

Quale medico d'urgenza?

L'altro giorno entrando in area rossa ho incontrato un'anestesista che non vedevo da un po' che mi ha detto:"Oramai non ci chiamate più, fate tutto da soli", io le ho risposto in modo del tutto automatico: "Non è vero, vi chiamiamo quando serve". Lì per lì non ci ho pensato, ma poi ho riflettuto di come sia cambiato il nostro modo di lavorare in questi ultimi anni.



Lavoro in pronto soccorso da molto tempo e ho visto cambiare molte cose. Almeno nella mia regione la medicina d'urgenza nasce come semintensiva medica: un'area dove venivano destinati pazienti non così critici da meritare la rianimazione, ma comunque richiedenti un monitoraggio più attento non disponibile nei reparti di degenza ordinaria.
Nei pronto soccorso degli ospedali di maggiori dimensioni lavoravano, con diverse modalità ,  un internista, un chirurgo, un rianimatore, un ginecologo ed un ortopedico. La discussione sull'attribuzione dei pazienti era ahimè il nostro pane quotidiano, una lotta tra poveri che non sempre faceva il bene del paziente.
L'influenza dei paesi anglosassoni però non ha tardato a manifestarsi, presentando come valida alternativa a questo sistema a camere stagne, quella del medico d'emergenza. Un medico dedicato con specifiche competenze in grado di gestire il paziente nel suo complesso e ad affrontare in maniera olistica i suoi  problemi di salute. E' inutile negare infatti ,che alcune figure professionali da sempre hanno tollerato il lavoro di pronto soccorso come un boccone amaro da  mandare giù, il viatico inevitabile per la sala operatoria. Un medico motivato a fare quel lavoro era quindi una specie di uovo di Colombo. Le cose non sono state semplici, ma questo modello culturale si è andato via via affermando e la nascita della scuola di specializzazione in medicina d'emergenza lo ha sancito definitamente.
Ma come stanno in realtà le cose? Qual è la situazione attuale?
Non ho conoscenza approfondita della situazione generale in Italia, ma l'impressione che ho è che tra il dire ed il fare ci sia il solito mare.
Il problema sta ovviamente oltre che nelle risorse, nelle competenze. Cosa deve saper fare un medico d'emergenza per poter lavorare in pronto soccorso?
Se questo argomento è molto chiaro e definito nelle indicazioni delle diverse società scientifiche, si veda a questo proposito quanto sancito dalla EUSEM  nell'European Curriculum for Emergency Medicine; lo è molto meno sul campo, almeno nella sua applicazione.
Non dobbiamo dimenticarci che in molti ospedali vige ancora la vecchia organizzazione, e di medico unico, per usare un brutto termine, non si vuole neppur sentir parlare. Gli organici poì, in molte realtà comprendono ancora figure professionali di estrazione diversa e questo non sempre giova alla omogeneità dei trattamenti.

La situazione è così complicata solo da noi? Non credo; problemi di competenze ed attribuzioni esistono anche nei paesi dove la medicina d'emergenza è praticata da anni, come testimonia questo editoriale pubblicato sugli Annals of Emergency Medicine riguardo a chi competa la gestione della sedazione procedurale profonda  in pronto soccorso: Who owns deep sedation?.
Personalmente penso che la strada sia segnata e che non si possa tornare indietro, Pian pianino acquisiremo le competenze necessarie per fare sempre meglio questo lavoro senza avere l'arroganza dell'autosufficienza, facendoci governare sempre dal buon senso, perché tra Mark Green e Doug Ross io ho sempre preferito il primo.





8 commenti:

marco ulla ha detto...

Bravo Carlo, spero - da giovane- di crescere così..
Dagli altri paesi - tu mi insegni - abbiamo pero' ancora molto da imparare.. A presto!

pg63 ha detto...

Io ho iniziato a lavorare in un Pronto Soccorso "completo", ad impronta chirurgica, con una Chest Pain Unit (nel senso che, una volta stabilizzato il paziente, i Cardiologi lo studiavano e decidevano il suo percorso), con una buona Equipe Ospedaliera Urologica/Chirurgica/Nefrologica eccetera...una volta inquadrato e stabilizzato il paziente, è più che giusto chiedere una valutazione specialistica; l'Urgentista che pensasse di dover fare "tutto" è uno che sbaglia lavoro...l'Urgentista è la Guardia del castello, la prima linea...non è un Geniere e non deve esserlo...Deve saper affrontare l'urgenza e risolverla, ma poi deve avere il buon senso di demandare al Cardiologo, all'Urologo, allo specialista, insomma, il paziente stabilizzato. Altrimenti perché non chiudere tutte le scuole di Specializzazione e tenere solo la Scuola di Urgenza? "Chiami il Cardiologo per una banale Fibrillazione atriale? Non sai sbloccarla da solo" spesso chiede sprezzantemente l'Urgentista scienziato...certo, figlio mio, che la so sbloccare, e anche gestire, ma io non sto facendo spettacolo, non mi devo gloriare, devo "solo stabilizzare" il paziente, darlo in cura allo Specialista e passare agli altri ottantaduemila in coda, Verdi, Gialli, Bianchi, tutti lì, ad aspettare che io finisca di fare la mia ecografia atomica scienziatistica e poi dedicarmi a loro, umili mortali...Ragazzi, unifichiamo il Pronto Soccorso, COME SI FACEVA MILLENNI FA, e non gloriamoci di essere scienziati, ma facciamo il nostro lavoro, in DEA, con umiltà.

Carlo D'Apuzzo ha detto...

PG,
conosco bene il tuo punto di vista che rispetto ma non condivido.
Se leggi bene ho scritto a chiare lettere che non dobbiamo avere l'arroganza dell'autosufficienza. ma avere la coda non è un buon motivo per demandare ad altri la gestione del paziente che è, e rimarrà nostra, sino a quando è in DEA. Fare le ecografie non significa fare gli scienziati, e se anche fosse, forse che i medici di pronto soccorso non sono in grado di produrre scienza e cultura medica come altri più rinomati specialisti? Seguendo il tuo discorso poi, al posto del medico di pronto soccorso, potremmo lasciare un infermiere o qualsiasi altra figura professionale in grado di capire qual è lo specialista giusto da chiamare. Personalmente non credo che sarebbe la soluzione, penso che ci si possa chiedere tutto tranne quello di diventare degli agenti di polizia municipale.Con il dovuto rispetto...

Gianfrancesco Alberto ha detto...

PG,
fa pure il castellano, lo smistatore in PS, a danno dei tuoi pazienti. Il medico d'urgenza è altro da te: è uno specialista esattamente alla pari degli altri che si occupa di patologie e pazienti che altri non sanno e non vogliono trattare. Ma tu, facendo una medicina di millenni fa dove i chirurghi erano razza inferiore (studia la storia...), non lo puoi capire. E scendi dal piedistallo: le tue affermazioni non valgono il prezzo dello scranno.

pg63 ha detto...

Io credo che la medicina di millenni fa possa insegnare molto a giovincelli...Io sono uno specialista, ma trovo che tutti i medici, nel corso della loro specialità, dovrebbero praticare in Pronto Soccorso, al fine di essere pronti ad affrontare le urgenze che potrebbero trovarsi a gestire in qualsiasi reparto...sono molto contento di essere, in questo momento, urgentista, ma ritengo ancora, malgrado le parole un po' offensive - dettate forse dall'impeto della gioventù (ma in fondo posso capire chi ha evidentemente ancor molto da imparare e non se ne rende conto), che gli specialisti siano un elemento essenziale nella gestione globale del paziente "DEA", dopo la stabilizzazione e l'iniziale inquadramento: essi possono aiutare a comporre un percorso (o vogliamo anche fare - per esempio - test ergometrici in DEA, interpretare RMN, aprire toraci? - per quanto questo, in fondo, sarebbe bello saperlo fare!!), possono aiutarci a decidere se sia veramente necessario ricoverare un paziente nei casi dubbi, possono insegnarci percorsi terapeutici che non conosciamo bene e su cui loro sono sicuramente più aggiornati.
Purtroppo in certe università non insegnano un'importante materia: l'Umiltà.
Buon lavoro a tutti, io continuerò a gestire i miei pazienti e a dar loro la migliore assistenza possibile, senza arroganza e senza insultare colleghi di cui non conosco l'operare...quelli di cui conosco l'operare, invece... :-)))

federico piu ha detto...

Credo che il bravo medico di PS riesca a coniugare una valutazione approfondita, anche con esami e procedure,in modo sintetico e mirato, cercando anche di adattarsi alle varie situazioni che la sala d'attesa ti impone.
Leggo spesso i commenti di pg63, ammiro le grandi conoscenze; non ne condivido appieno i contenuti di questi ultimi. Leggendoli ho però rivissuto quella sensazione di disagio (diciamo così) che provo quando, il collega in turno con te, fa tutte le speculazioni che ritiene su un singolo caso, facendo anche una ottima figura con familiari e colleghi, mentre tu ti sbatti come se cercassi di svuotare il mare col cucchiaino..

Carlo D'Apuzzo ha detto...

Federico,
grazie del tuo commento. Il tema della "velocità" in pronto soccorso è molto sentito da tutti: medici, infermieri e pazienti. Non credo ci siano regole magiche che ci dicano cosa e meglio fare. Queste le mie riflessioni:
- non siamo tutti uguali, l'ideale sarebbe prendere il meglio di ognuno
- la coda non dovrebbe mai esser motivo di valutazioni affrettate e dimissioni frettolose, anche se non è facile non esserne condizionati
- parlare con pazienti e famigliari non è mai una perdita di tempo, se vogliamo risparmiare tempo chiediamo magari qualche esame in meno.
- Parlarsi e condividere è l'unico vero modo per superare le difficoltà.
Ammetto però che tutti abbiamo sperimentato i tuoi sentimenti più volte nella nostra vita professionale. ;)

Piergiorgio "The tropicalist" Bertucci ha detto...

Federico, grazie per i commenti sinceri, credo che tu abbia capito perfettamente i miei "sentimenti". In ogni caso, e qui "rispondo" anche a Carlo, io non faccio mai "valutazioni affrettare e dimissioni frettolose" :-)
Piuttosto, ottimizzo il mio tempo, facendomi "assistere" (brutta parola, ma credo sia chiaro ciò che intendo) da Rianimatori e cardiologi e neurologi, che intervenendo quando il paziente sia stato da me stabilizzato o prendendo il mio posto quando la loro competenza renda pleonastica la mia, mi permettono di continuare a visitare, sempre con attenzione, senza però perdermi in inutili lungaggini, "dotte" dissertazioni a pazienti e parenti che, qualunque sia il loro livello di cultura, non capiscono un accidente di quanto il "sapiente" sta enunciando...Io parlo, con i pazienti e con i parenti, e cerco di essere empatico. E i loro ringraziamenti per la mia gentilezza superano di 1000 a 1 le critiche di qualche intemperante idiota che se la prende con la Sanità, facendo le solite stupide affermazioni "Vi denuncio, io pago le tasse, voi non capite niente eccetera eccetera)...E i miei successi, le soddisfazioni (ma anche la rabbia) che mi dà vedere che laddove alcuni colleghi si perdono a sbrodolarsi addosso (e, Carlo, credo che tu ne abbia visti, anche nella nostra realtà), si perdono se devono mettere due punti "perché sono internisti", si perdono in ore buttate per "sbloccare una fibrillazione atriale" (emodinamicamente stabile), io gestisco (nella stessa maniera, con la stessa percentuale di possibili errori, si intende) il doppio dei loro pazienti, on minor abuso di esami, ecco, questo mi fa pensare che forse il mio modo di lavorare nella Urgenza è un modello che continuerò a seguire...e un modello che vorrei trovare da utente.
Buon lavoro a tutti, come sempre.
;-)

Posta un commento