Negli Stati Uniti, ma anche in Italia la percezione della realtà è fortemente influenzata dai mass -media ed in particolare dalla televisione; questo può portare alla convinzione che quella debba essere la verità dei fatti. Chi osserva attentamente la realta, in qualsiasi campo, sa però che le cose non stanno così.Niente credo sia più vero che non per la rappresentazione del pronto soccorso.
Alcuni ricercatori americani si sono dati così la pena di mettere a confronto finzione e realta.Tra le diverse serie televisive in cui è stata rappresentato il pronto soccorso è stato scelto ER in quanto oltre a essere molto popolare, era quello che aveva come obiettivo di essere il più realistico possibile e le cui vicende si svolgevano pressochè interamente in pronto soccorso.
Lo studio
Nello studio dal titolo ER vs ED: A comparison of televised and real life emergency medicine recentemente pubblicato su The Journal of Emergency Medicine è stata analizzata un intera stagione di ER costutuita da 22 programmi e messa a confronto con i dati della National Health and Ambulatory Medical Care Survey (NHAMCS) dello stesso anno.
I dati fanno riferimento a visite eseguite nei dipartimenti di emergenza facenti capo a ospedali non istituzionali, federali, militari o Veterans di 50 stati americani e del distretto di Columbia. L'anno in questione è stato il 2000.
Sono stati paragonati 192 pazienti rappresentati nella serie televisiva e un campione di 25.622 visite su 108.016.777 eseguite nei dipartimenti di emergenza nello stesso anno.
Risultati
- Vi è una consistente differenza per quanto riguarda l'età ( pazienti con < di 4 anni e >45 sono meno rappresentati in televisone che nella realtà), il genere: i maschi più delle femmine (68,8% vs 47,1) e l'etnia: Afroamericani (12,3% vs 20,3%) e ispanici(7,1% vs 12,5%) sono invece presenti di meno.
- Anche nel livello di urgenza vi sono ampie differenze.
Vengono identificati 4 diversi gradi: non-urgent, semi-urgent, urgent ed emergent. Nei dipartimenti di emergenza americani le categorie di mezzo semi-urgent e urgent sono quelle viste maggiormente, mentre in televisione sono quelle estreme a trovare maggiore spazio.
- Per quanto riguarda il dolore: assente in TV nel 42,1% dei casi, viene riscontrato come moderato (35,4%) o lieve (29,2) nella realtà.
- La tipologia delle patologie è anche essa dissimile: i traumi sono molto più rappresentati in TV (63,5% vs 37.0%) mentre gli infortuni sul lavoro lo sono meno (4,2% vs 14,8%). Le patologie respiratorie sono meno presenti in televisone che non nei DEA Americani (3,2% vs 15,1%).
Conclusioni
Gli autori concludono prevedibilmente che esistono importanti differenze tra rappresentazione e realtà ovviamente limitatamente al campione ed alla serie televisiva esaminata e queste possono influenzare comportamenti, modi di vedere e aspettative della popolazione televisiva.
Commento personale
Potrei dire - niente di nuovo sotto il sole o questa è la scoperta dell'acqua calda - la realtà è sempre diversa dalla finzione ed è importante sottolinearlo anche se ogni tanto gli attori della realtà, ovvero tutti noi, vorrebbero veramente trovarsi in uan fiction dove umanità e tecnologia si sposano in modo quasi perfetto.Aggiungerei per tornare con i piedi per terra che la realtà americana è molto, molto diversa dalla nostra, dove le differenze nella gestione dei pazienti da un posto ad un altro è tale da essere talora preoccupante, ma di questo ho già parlato e in più occasioni.




2 commenti:
Non sempre nella realta ci si impegna meno che in un film, anzi nella realta la fatica sia mentale che fisica sono maggiori. Quello che manca sono le gratificazioni per il "nostro" operato, basterebbe talvolta sentirsi dire un "grazie".
Devo anche aggiungere che spesso con i colleghi ci facciamo i complimenti da soli se il nostro intervento o l'equipe stessa ha agito al meglio.
Allora sarebbe benefico per tutti un rebrifing con motivazioni positive
Marisa,
sono d'accordo con te, il nostro è un lavoro che ci impegna molto sia in termini fisici che mentali. Giustissimo rivedere le cose enfatizzando non solo quello che può essere migliorato ma anche quello che abbiamo fatto bene. Noi però non siamo li per sentirsi dire grazie, anche se ci fa sempre piacere che i nostri sforzi vengano riconosciuti; purtroppo il contesto in cui operiamo non rende sempre questo possibile.
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