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venerdì 28 settembre 2012

Un anziano in coma

"Il prossimo paziente è un uomo che arriva da una casa di riposo, è in coma e ha un aneurisma cerebrale", con queste brevi parole l'infermiera del triage introduceva il paziente che ci apprestavamo a visitare. L'invio in pronto soccorso di pazienti come questo è un'evenienza comune. Non sempre è immediato arrivare a una diagnosi anche se farmaci, infezioni, disidratazione e alterazioni elettrolitiche sono le cause maggiormente responsabili. Le condizioni di Remo ci sembrano subito critiche e la diagnosi apparentemente ovvia.

Remo ha 81 anni ed in un coma profondo. Ha infatti un respiro periodico e 5/15 di GCS (E1V1M3)
La sua anamnesi può essere cosi brevemente sintetizzata.
- Ipertensione
- Insufficienza renale cronica lieve
- Nel 2003  episodio di emorragia digestiva da farmaci (aspirina), nello stesso anno intervento di paratiroidectomia per iperparatiroidismo primitivo da allora in terapia con calcio e calcitriolo.
- Ectasia dell'arteria basilare nota da molti anni e stabile nel tempo, ultimo controllo eseguito due mesi prima quando il paziente era stato ricoverato in un altro ospedale a causa di episodio confusionale. In quell'occasione veniva confermata la non indicazioni al trattamento dell'aneurisma.
Da allora progressivo decadimento delle condizioni cognitive e della deambulazione per cui da una settimana era stato trasferito dal domicilio alla casa di riposo.
Dalla sera precedente comparsa di stato soporoso e riscontro di elevati valori pressori.
La pressione arteriosa  la glicemia capillare sono in limiti di norma, la saturazione arteriosa fuori dai periodi di apnea accettabile: 93%

Dall'esame neurologico emerge una ipotonia ai 4 arti, il globo oculare sinistro è ptosico ma non vi è midriasi e le pupille reagiscono alla luce. E' presente il segno di Babinsky bilateralmente
Rivolgendomi allo specializzando che insieme a me aveva accolto il paziente sentenzio: " Si sarà rotto l'aneurisma, acccompagnamolo in TAC..."



Come capita spesso quando siamo troppo sicuri di una diagnosi la manchiamo.
Non ci sono segni di sanguinamento. Insieme al radiologo commento " certo che era deteriorato guarda come sono grandi i ventricoli..."
Il radiologo annuisce e guardando il monitor risponde " certo, adesso però la guardo con calma e la confronto con quella di due mesi fa." La moglie del paziente che nel frattempo era arrivata aveva infatti portato la precedente documentazione.

Ritornando in pronto soccorso cominciavo a pensare ed eventuali diagnosi alternative, poi mi chiama il radiologo "Ho confrontato le immagini con l'esame precedente, è vero non ha sanguinato ma c'è dell'altro..."










Contatto il neurologo che invia le immagini per via informatica per una consulenza neurochirurgica.
Lo specialista risponde che il quadro clinico-radiologico  non è solo da correlare all'idrocefalo acuto per cui non vi sono indicazioni all'intervento di derivazione liquorale.
Remo viene ricoverato in Neurologia e dopo 12 ore muore.

Ogni paziente ci insegna qualcosa.
Cosa ci ha insegnato la storia di Remo.
Nel nostro lavoro essere indeciso è sicuramente un danno ma anche essere troppo sicuri e dare tutto per scontato non aiuta. In questo modo vediamo solo quello che vogliamo vedere.
Come per l'elettrocardiografia anche per la radiologia  il confronto con quanto precedentemente eseguito è estremamente utile.
Come medici di pronto soccorso siamo abituati a dover prendere decisioni in fretta ma nella nostra attività di tutti i giorni, tranne poche eccezioni,  è preferibile prendere il tempo necessario per osservare , ragionare e poi decidere.

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