Burnout and Satisfaction With Work-Life Balance Among US Physicians Relative to the General US Population è il titolo dell'articolo pubblicato EPUB il 20 di agosto scorso.
E' sta infatti condotta un inchiesta su un largo campione di medici americani comprendente tutte le specializzazioni e comparato con un campione della popolazione americana attraverso the American Medical Association Physician Masterfile misurando il burnout e la soddisfazione lavorativa.
Lo studio
Dei 27.276 a cui è stato inviato il questionario via email nel giugno 2011 7288 (26,7%) hanno completato le risposte del sondaggio. La partecipazione è stata ovviamente volontaria e le risposte redatte in modo anonimo. Il campione di controllo costituito da una popolazione lavorativa adulta di 3442 lavoratori era precedentemente stato sottoposto ad un indagine conoscitiva telefonica nel dicembre 2010. L'età di questo gruppo era compresa tra i 22 ei 65 anni.
Le informazioni ottenute in entrambi i campioni sono state di tipo demografico
- età. sesso, stato relazionale

e sul burnout
- ore lavorate per settimana
- sintomi di depressione
- soddisfazione lavorativa
- idee suicidiare negli ultimi 12 mesi
Nel campione di controllo veniva anche indagato: l'impiego attuale, il loro stato e il grado più elevato di educazione scolastica ricevuto.
Il burnout è stato misurato mediante the Maslach Burnout Inventory (MBI), un questionario validato che consta di 22 item e considerato il gold standard per la misurazione del burnout.
Risultati
- Le categorie di medici maggiormente interessate sono state:
- medici d'emergenza
- internisti
- neurologi
- medici di famiglia
tutte categorie considerate front-line negli Stati uniti.
A minor rischio invece:
- pediatri di famiglia
- dermatologi
- medici della medicina preventiva
I medici del campione esaminato lavoravano 10 ore alla settimana più dei controlli( 50 vs 40) e il 37,9% dei medici e il 10% dei controlli più di 60 ore.
Il 40,1% dei medici e il 23,1% dei controlli ritenevano che l'organizzazione del lavoro non lasciasse loro abbastanza tempo per la famiglia e i rapporti interpersonali. L'insoddisfazione nel rapporto lavoro vita extralavorativa era sostanzialmente equivalente nei due sessi nel gruppo di controllo (maschi 23,3% femmine 23.0%) mentre quella femminile era lievemente superiore tra i medici (43,1% vs 38,9%)Paragonati al gruppo campione i medici presentavano:
- maggiori sintomi di burnout (37,9 vs 27,8)
- maggiore insoddisfazione per il lavoro (40,2 vs 23,2)
I medici messi a confronto con soggetti di pari livello di educazione sono inoltre risultati essere a maggior rischio di burnout
Per quanto riguarda la soddisfazione lavorativa le specialità maggiormente premianti sono ancora una volta la medicina preventiva e la dermatologia. La medicina d'emergenza sebbene non nelle prime posizioni risulta sopra la media.
Conclusioni
Implicite le conclusioni degli autoti: il burnout è più comune tra i medici che nella popolazione generale americana e coloro che praticano la professione a più stretto conttatto con i pazienti sono a maggior rischio.
Limitazioni
La prima e più rilevante limitazione per stessa ammissione degli autori è rappresentata dal fatto che una parte di medici cui era sta inviata l'email non hanno aperto il messaggio perdendo così la possibilità di partecipare al sondaggio. La quota di soggetti che invece hanno risposto (26,7%), è stata comunque al di sotto di quella attesa per questo genere di interviste. A questo riguardo va sottolineato che gli autori del lavoro non hanno utilizzato incentivi di alcun tipo per aumentare la partecipazione dei medici.
Un fattore confondente inoltre potrebbe essere rappresentato dal fatto che la popolazione del campione di controllo era rappresentato da soggetti più giovani e con una maggiore prevalenza del sesso femminile.
Commento personale
Tutti gli operatori che lavorano nell'ambito dell'emergenza, non solo i medici, sono ben consci che il loro sia un lavoro stressante e ad alto impatto emotivo. Frequentemente mi sento rivolgere domande da amici e colleghi, una volta saputo che lavoro in pronto soccorso ormai da molti di anni, del tipo: " ma come fai? Non potresti trovare un posto più tranquillo?", e devo dire che a volte questa stessa domanda me la faccio io stesso.Anche se la realtà italiana, ben lungi dall'esser uniforme, è molto lontana da quella americana , una risposta penso sia data dal fatto che comunque, nonostante stress, turni, impatto emotivo, il livello di soddisfazione per quello che facciamo rimane alto.
Concordo con il commento recentemente postato su MedEmIt Fun Club a questo riguardo: "Io non credo che il burnout in medicina d'urgenza si verifichi perchè lavoriamo troppo. A noi piace lavorare molto e in situazioni difficili. Il problema è non essere apprezzati, non avere riconoscimento per quello che facciamo."
L'orgoglio per quello che facciamo e la necessità che questo ci venga riconosciuto è fondamentale ma non dobbiamo dimenticarci che il problema esiste e dobbiamo fare di tutto per rendere il nostro lavoro più vivibile. Aiutare chi tra di noi si trova in difficoltà rimane comunque un imperativo categorico.
Dite la vostra...




4 commenti:
Per chi, come me, lavora nella "Fortezza Bastiani" ai confini dell'impero... la solitudine non aiuta. Metti tutta la scienza, la coscienza e l'evidenza che puoi e che vuoi e che hai, ma il peso dei giorni e delle notti non è misurabile (con nessuna statistica, per quanto potente)... rimane solo quel "grazie" che ricevi da chi ha chiesto aiuto (o da un suo familiare)... ed al quale, in qualunque modo (tra incredibili ed indicibili carenze strutturali ed organizzative) sei riuscito a rispondere...
la voglia di mollare riaffiora pesante in certi momenti... ma un solo "grazie"... anche una sola volta... ti fa amare quello che fai e continui a presidiare la "Fortezza"...
Cordialmente
Concordo.... e avolte penso anche che malgrado la fatica continuiamo ad essere dei privilegiati. Spesso penso di dovere ringraziare io i pazienti per il lavoro che faccio che mi permette di avere una prospettiva di vita diversa e sicuramente una crescita di animo e di valori che non può esserci in nessun altro posto di lavoro. Credo anche che il mutuo aiuto, la condiovsione dei problemi, la creazione di un gruppo che sia capace di divertirsi confrontandosi sia favorevole per prevenire il burnout. Infine mi pare strano che le donne percepiscano lo stress comje uguale agli uomini. Sarò impopolare ma molto spesso essere donna e fare il medico urgentista richiede un grandissimo sforzo organizzativo personale e di rinuncia all'essere donna in sè e ai proprio desideri....si diventa spesso moglie di o madre di di o medico di...e si rinuncia ad essere semplicemente una persona di sesso femminile con tutte le sue aspettative personali...chissà se qualcuno ha fatto un'indagine su questo argomento..sarei curiosa di saperlo!!
Come sempre Bravo è davvero un piacere leggerti!
Docmac, Marina grazie dei commenti.
Burnout o meno continuiamo a fare il nostro lavoro perché ci piace e sappiamo di essere utili e le vostre risposte ne sono un esempio.
Anche io sono rimasto stupito della sostanziale equivalenza tra maschi e femmine. Le donne sono sicuramente soggette ad una maggiore pressione sia all'interno che all'esterno del luogo di lavoro, ma sono anche più forti degli uomini e questa può essere una spiegazione.
Ah giusto hai ragione!!! sicuramente questa può essere una spiegazione che ha la sua logica....bene che un uomo sia capace di dirlo!!
Un abbraccio
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