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martedì 31 gennaio 2012
Notti e weekend
lunedì 30 gennaio 2012
Segni vitali nel paziente critico: quanto contano davvero.
Ci sono dei punti fermi nel nostro lavoro su cui basiamo le nostre decisioni ed i nostri comportamenti. Uno di questi è la rilevazione dei parametri vitali. Ma nella realtà qual è la loro importanza nel determinare l'outcome del paziente critico? A questa domanda, che molti di noi immagino considereranno del tutto superflua, hanno provato a dare ua risposta gli autori di un articolo pubblicato sull' European Journal of Emergency Medicine nel mese di dicembre 2011.
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Glasgow Coma Scale,
Paziente critico,
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Triage
venerdì 27 gennaio 2012
Trauma cranico minore e pazienti in TAO
Le consegne credo rappresentino uno dei momenti critici del nostro lavoro. Ricevi notizie "preconfezionate" su pazienti che non hai mai visto, e che in buona parte dei casi rappresenteranno un sentiero già segnato dal punto di vista della gestione clinica.
Tra i pazienti di oggi c'é Filomena, una simpatica signora pugliese di 60 anni, che la sera precedente mentre si recava in bagno era caduta battendo la testa.
Non sembrava niente di grave per cui ha aspettato le prime ore del mattino a venire in ospedale.
Tra i pazienti di oggi c'é Filomena, una simpatica signora pugliese di 60 anni, che la sera precedente mentre si recava in bagno era caduta battendo la testa.
Non sembrava niente di grave per cui ha aspettato le prime ore del mattino a venire in ospedale.
mercoledì 25 gennaio 2012
Per favore tutti i parenti fuori...
lunedì 23 gennaio 2012
Un paziente con dolore toracico, dispnea e D Dimero elevato
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D Dimero,
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Dolore toracico,
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TIA
venerdì 20 gennaio 2012
Carbossiemoglobina e paziente critico
E' noto a tutti che il monossido di carbonio sia uno dei tossici più temibili e pericolosi, ma forse non tutti sanno che in condizioni normali la sua produzione endogena è in grado di esercitare un azione citoprotettiva e antinfiammatoria, almeno questo è quanto si deduce da studi sugli animali.
Nei pazienti critici poi, la produzione endogena tende ad aumentare grazie all'induzione dell'enzima di risposta allo stress: la eme-ossigenasi 1. E' stato ipotizzato quindi che i livelli di carbossiemoglobina (COHb) possano così rappresentare un marker prognostico nei pazienti in terapia intensiva e uno studio appena pubblicato su Critical Care ha cercato di verificare questa ipotesi.
Nei pazienti critici poi, la produzione endogena tende ad aumentare grazie all'induzione dell'enzima di risposta allo stress: la eme-ossigenasi 1. E' stato ipotizzato quindi che i livelli di carbossiemoglobina (COHb) possano così rappresentare un marker prognostico nei pazienti in terapia intensiva e uno studio appena pubblicato su Critical Care ha cercato di verificare questa ipotesi.
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Carbossiemoglobina,
Prognosi,
Terapia intensiva
giovedì 19 gennaio 2012
Yoga e fibrillazione atriale?
Noi siamo abituati a cercare evidenze scientifiche che ci aiutino a prendere le decisioni giuste nel nostro lavoro di tutti i giorni. Come sappiamo, non ci sono evidenze per tutto e ogni tanto ci imbattiamo in qualcosa che ci incuriosisce anche se non supportato dalla letteratura. Ho trovato su heartwire una recensione dell'intervento che ha fatto proprio in questi giorni il Dr Dhanunjaya Lakkireddy dell'università del Kansas al Boston AF Symposium 2012
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Yoga
mercoledì 18 gennaio 2012
Ecografia compressiva anche nei bambini?
Come promesso oggi torniamo a parlare di problematiche pediatriche in pronto soccorso. Da tempo sappiamo che l'ecografia compressiva è uno strumento utilissimo per una diagnosi di primo livello di trombosi venosa profonda negli adulti, ma questo è vero e soprattutto fattibile anche nei bambini? E' stato recentemente pubblicato su Pediatric Emergecy Care uno studio su una serie di casi ed una revisione della letteratura, vediamo insieme cosa dice.
martedì 17 gennaio 2012
Tamponamento nasale anteriore ancorato
lunedì 16 gennaio 2012
Ma questo paziente non lo potevi dimettere?
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Polmonite
venerdì 13 gennaio 2012
Potassio e infarto miocardico: un nuovo studio
Chi ha già qualche anno sulle spalle si ricorderà della GIK, la fleboclisi contenente glucosio, insulina e potassio, che veniva somministrata ai pazienti con infarto miocardico acuto. I dati pro e contro questo trattamento si sono alternati nel tempo così come quelli su quale dovesse essere il livello ideale di potassiemia da mantenere in questi pazienti. E' stato recentemente pubblicato uno studio su JAMA con lo scopo di rispondere a quest'ultima domanda.
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Arresto cardiaco,
Infarto miocardico acuto,
Potassiemia
giovedì 12 gennaio 2012
Un dolore toracico resistente alla terapia
martedì 10 gennaio 2012
Non riesco a prendere la vena: chiamo il medico?
Ci sono alcune cose che trovi in letteratura che sono interessanti non tanto per il loro valore scientifico ma in quanto ci "illuminano" su altri modi di vedere le cose ed in particolare di fare il nostro lavoro.
Oggi è il caso di un articolo ahead of print su The Journal of Emergency Medicine: IV Access Difficulty: Incidence and Delays in an Urban Emergency Department.
Oggi è il caso di un articolo ahead of print su The Journal of Emergency Medicine: IV Access Difficulty: Incidence and Delays in an Urban Emergency Department.
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Accessi venosi periferici,
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Overcrowding
lunedì 9 gennaio 2012
Inibitori di pompa nell'emorragia digestiva? Aspetta il risultato della gastrosocopia
E' pomeriggio e in area rossa si è accesa una intensa discussione. E' infatti da poco arrivato un paziente con un ematemesi. Ha una storia clinica sostanzialmente muta, mentre riferisce di aver assunto dei FANS per una distorsione alla caviglia nei giorni precedenti. E' stabile, l'emorragia confermata dal posizionamento del sondino naso gastrico ed è già stato chiamato l'endoscopista. Il medico turno dice all'infermiere"intanto prepara due fiale di omeprazolo ev...", nel mentre arriva uno degli specializzandi che, con grande cautela, ribatte: "guarda che sarebbe meglio aspettare il risultato della gastroscopia prima di infondere gli inibitori di pompa"
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venerdì 6 gennaio 2012
Dentro o fuori dall'ospedale: cosa è meglio?
Nell'ultimo numero del British Medical Journal del 2011 è comparso un editoriale dal titolo: One in four hospital patients should be cared for out of hospital
Il titolo è molto esplicativo e sostiene che nel NHS, il sistema sanitario inglese, andrebbero spostate risorse dall'ospedale al territorio.
Il titolo è molto esplicativo e sostiene che nel NHS, il sistema sanitario inglese, andrebbero spostate risorse dall'ospedale al territorio.
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N.H.S. Ospedale,
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giovedì 5 gennaio 2012
Sappiamo riconoscere la fascite plantare?
La signora Maria è una delle ultime pazienti del mio turno notturno, quando, per dirla tutta, non sei proprio ben disposto nei confronti di chi apre la porta della sala visita. Si presenta poi per un problema "ortopedico", ma a quell'ora l'ortopedico non c'è ancora, il che non migliora il mio umore. Entrando dice: " Lo so, sarei dovuta andare dal mio medico di famiglia, ma sono tre giorni che appena mi alzo al mattino e scendo dal letto, sento un dolore tremendo al tallone del piede destro, non ricordo di aver battuto, ma magari ho bisogno di fare una lastra..." Sono troppo stanco per replicare e comincio a visitarla, anche se mi sono già fatto un'idea della diagnosi.
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mercoledì 4 gennaio 2012
Cricotireotomia con mandrino: meglio con l'eco!
Guest speaker di oggi è Keith Curtis, senior EM resident dell'università dello Utah, che ha approfondito questo argomento attraverso uno studio su cadavere fornendoci, oltre ad una revisione della letteratura, alcuni preziosi video, a mio avviso, veramente didattici.
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martedì 3 gennaio 2012
Tachicardia parossistica e manovre vagali: quali evidenze
In generale non credo di essere particolarmente bravo nell'esecuzione delle procedure, alcune però, mi riescono proprio bene. Una di queste è il trattamento della tachicardia parossistica sopraventricolare attraverso l'uso delle manovre vagali. Sta per essere pubblicato sull'European Journal of Emergency Medicine una revisione storica sull'argomento: Management of supraventricular tachycardia using the Valsalva manoeuvre: a historical review and summary of published evidence. Vediamo allora se è una procedura basata solo su anni di buona pratica clinica o se è anche supportata da evidenze scientifiche.
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TPSV
lunedì 2 gennaio 2012
Dolore nella frattura di femore: possiamo fare di più?
"Dottore non può fare niente per farmi avere meno male?" Queste le parole di un paziente con una frattura femorale in attesa di essere ricoverato per l'intervento chirurgico.Ho controllato la terapia nella cartella clinica, dosaggio e farmaci erano somministrati in modo adeguato secondo il protocollo comunemente utilizzato in queste circostanze. Davvero non possiamo fare di meglio?
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