Luisa, la collega che è di turno con me, comincia a vedere rapidamente i primi 4. Sono vigili anche se decisamente ubriachi, uno però attira la sua attenzione: non solo vomita, ma si lamenta di un forte dolore addominale. "Ci credo, con tutto quello che avrà bevuto...", commento. "C'è dell'altro" mi dice, mentre inizia a visitarlo.
In effetti il giovane paziente ha l'aria più che ubriaca, sofferente. E' rannicchiato in posizione antalgica con le cosce flesse sul bacino.
"Sono tre giorni che ho mal di stomaco, ma questa sera dopo aver bevuto, il dolore è diventato insopportabile."
In effetti l'addome è difeso, il paziente quasi invisitabile.
"Secondo me è perforato! Facciamo i preoperatori, rx torace e addome e l'ECG; mettiamo su della morfina" dispone, senza indugi, Luisa.
Il paziente inizia a stare un po' meglio e viene accompagnato in radiologia.
Di lì a poco, le immagini radiologiche sono disponibili sul computer.
Viene chiamato il chirurgo e di lì a poco il paziente entra in sala operatoria.
Questo il referto dell'atto operatorio: open laparoscopy sovraombelicale. Non liquido libero. Si reperta sul versante anteriore del duodeno ulcera perforata con peritonite fibrinosa localizzata. Recentazione dei bordi dell'ulcera. Ulcorrafia con punti staccati...
Il caso solo apparentemente semplice, induce qualche riflessione.
Alcune categorie di pazienti sono più a rischio di altre. Gli "ubriachi" sono sicuramente tra queste.
Arrivano in molti e per lo più hanno la sola necessità di essere osservati per un breve periodo di tempo.
L'insidia è però sempre dietro l'angolo. Tra i tanti c'è sempre quello con l'emorragia intracranica o con qualche altro problema serio di salute. Individuarlo non è sempre facile.
Questa volta è andata bene, ma non sempre è così.
Quando ripenso a queste situazioni mi vengono spesso in mente le parole che a volte mi dicono alcuni quando scoprono che lavoro in pronto soccorso. " Lavori in PS? Al giorno d'oggi non dovrebbe essere un lavoro molto difficile: basta chiamare lo specialista giusto..." Sorrido e rispondo: " Hai ragione, ma siamo noi lo specialista che serve, tutto il resto viene dopo". Credo che niente sia più vero.






4 commenti:
Grazie per aver condiviso, come sempre.
Il sabato notte è un pessimo momento per stare male. L'estate scorsa stavo ritornando a casa in bici, saranno state le due o le tre. Nonostante il flusso di macchine continuo che percorreva la via, noto una persona riversata a terra in una pozza di vomito. Mi fermo. Evidentemente è una persona che sta male. L'abbigliamento non è trasandato, anzi e mi ha subito dato all'occhio. Vista l'ora e la zona decido di chiamare il 118. Chi mi risponde insiste che non può mandare nessuno se non gli avessi dato maggiori informazioni: non sapevo che essere stesi in maniera scomposta per terra in un lago di vomito nel mezzo della notte in una via non bastasse. Gli confermo quindi che respira ma che non c'è verso di destarlo, nemmeno con le maniere forti. Al che, quasi sconsolato, dice che avrebbe mandato un'ambulanza e che era "il solito ubriaco del sabato sera", che "il sabato sera è sempre così...". Sì, il sabato notte è proprio una brutta parentesi temporale per stare male!
Tony,
le tue osservazioni sono giuste ma devi considerare che il problema è statistico. Tra i tanti, troppi ubriachi che vediamo nelle notti dei giorni di festa per fortuna pochissimi hanno delle patologie serie e queste a volte possono sfuggirci. E' un po'come quando si commettono errori nei giovani, popolazione per lo più di sani verso la quale a volte pecchiamo di superficialità. Anche li è un problema di prevalenza. Pensarci è già un primo passo per migliorare.
Bravo Carlo...e la statistica è quella scienza che dice che se hai la testa nel forno e il culo nel frigo, statisticamente stai bene...99 volte l'ubriaco è solo un ubriaco...ma è il centesimo quello importante...
Mi ricordo quello che raccontava sempre un Aiuto: ad un paziente che doveva andare in Sala Operatoria, il Chirurgo disse: "non si preoccupi, 999 su mille questo intervento non ha la minima complicazione" "Grazie, dottore, ora mi sento molto meglio...ma, senta, quanti ne ha operati, lei, come me, senza avere complicazioni?" "Be'", rispose il Chirurgo "lei è il millesimo"... :-)
Fantastico! Purtroppo chi è alcolista abituale e per giunta staziona spesso nel nostro DEA è ad altissimo rischio. La frase "non preoccuparti è il solito..." mi terrorizza. Questo vale ancora di più per i pazienti psichiatrici o etichettati come tali...anche loro possono essere perforati, dissecati, con SCA, avere un'ESA essere caduti. Pti sicuramenti più delicati, non riferiscono, non parlano e noi tendiamo a dire è il solito...quindi partiamo dal presupposto di guardarli ancora meglio!! Bravo Carlo come sempre!
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